Cronache di Campo Collina,  Società

Armando Pio Diotallevi e i regali

I Diotallevi passano parecchio tempo seduti a riflettere sul Bianco Trono di porcellana e, per questo, la loro casa è dotata di un numero considerevole di bagni (ben quattro, due grandi e due piccoli, praticamente uno a persona). Di solito ad Armando Pio non interessa la durata media delle riflessioni filosofiche dei suoi amati parenti, ma adesso che il venticinque dicembre si avvicina sempre di più calcola quotidianamente quante volte Marco Antonio si fa la doccia, quanto spesso la madre si trucca e l’efficienza della flora intestinale del padre. Il rampollo Diotallevi non si sta dilettando, come si potrebbe pensare, a stilare una tabella ordinata sulle entrate e le permanenze nelle candide stanze delle meraviglie per cercare di comprendere il suo metabolismo e quello dei suoi consanguinei, bensì ha un urgente bisogno di rotoli finiti di carta igienica. Perché?
Armando ammira la fila ordinata di animelle di cartone poggiate sulla sua scrivania nella stanza verde menta. I primi due rotoli a destra sono di papà. A lui il portapenne lo prepara a due piani, perché è il capofamiglia. Il terzo è della mamma, con un fiore ad origami disordinatamente incollato a lato. Il quarto, quello della nonna, è foderato con gli involti delle caramelle Rossana. Ne manca uno per Marco Antonio e uno per lo zio Francesco. Lo zio Francesco Armando non se lo ricorda proprio. L’ha visto per l’ultima volta quando aveva quattro anni e non era ancora partito per il Brasile dopo il divorzio dalla moglie. La sua ex zia acquisita si chiamava Annarita, e i due non erano mai andati del tutto d’accordo. Al secondo anno di matrimonio la muffa dell’abitudine aveva preso il sopravvento e si erano dovuti separare. Annarita si era risposata, ma nessuno dei Diotallevi aveva più avuto a che fare con lei. Questione di orgoglio, pensa Armando, e non di dolore: quando le cose finiscono la responsabilità è di entrambi e non è colpa di nessuno.
Ma dicevamo, mancano due rotoli: uno arriverà in Brasile, quindi deve sistemarlo bene e andare a comprare le tempere colorate con i dieci euro che gli rimangono, l’altro può lasciarlo anche così com'è, nudo secondo la sua propria natura, tanto, secondo Armando, Marco Antonio è un po’ un pezzo di merda.
“Il Natale è solo un marciume prodotto dal consumismo”, commenta Silvio, dal letto, “un esempio macabro del delirio capitalistico della società di oggi: più possediamo e più dimostriamo di possedere, più ci sentiamo appagati”.
“Per questo non ti ho comprato niente”, esclama Armando, facendo spallucce.
“Per questo siamo amici. Tu sì che capisci. Che c’entra che semplicemente non hai soldi per fare regali…”
Armando non risponde. Ha tagliato dei quadrati di cartone e ci sta attaccando i rotoli di carta igienica con la colla a caldo. Si è scottato le dita già due volte e ha le mani giallastre piene di piccole chiazze rosse. Scrive “Buon Natale” sulle basi dei portapenne e riempie la scritta di porporina.
“Armando”, gli dice Silvio, con un mezzo sorriso, avvicinandosi alla postazione fai-da-te, “ma scrivere delle lettere? Questi non è che siano proprio…”
“Belli? Non sono belli?”
Silvio nasconde il collo nelle spalle e sbuffa.
“Lo so”, fa Armando, “ma tanto nessuno avrà il coraggio di dirmi che sono brutti. Sai com'è, no?”
“No, com'è?”
“Come quella volta del tema di nonna Angela.”
Armando non è un tipo rancoroso. Non lo è mai stato, probabilmente perché non fa caso alle offese o ai litigi, semplicemente li salta a piè pari, o è tanto bravo a fingere di fregarsene che alla fine se ne convince davvero. Ma quella volta del tema di Nonna Angela, Armando Pio Diotallevi non se la dimenticherà mai.
Quarta elementare. Compiti per le vacanze: “Descrivi tua nonna. Parla del rapporto che hai con lei e di tutti i bei momenti passati insieme”. Svolgimento: “Mia nonna Angela è bassa, brutta e ha gli occhi che sembrano due lanterne. Mangia poco e cucina con troppo olio e dice che le caramelle mi fanno male e per questo le dà tutte a Marco Antonio, il mio fratello più piccolo. Secondo la mamma così mi fa capire che mi vuole bene, come le faccio capire che io bene a lei non gliene voglio? Comunque è la mamma di mia mamma, quella di mio papà è sicuramente più brava ma è morta”. Valutazione della maestra: “Armando, tesoro, non puoi dire queste cose brutte! Riscrivilo assolutamente!”.
Armando l’aveva riscritto. Nonna Angela era improvvisamente diventata un’angelica creatura incompresa, buona con tutti, amata dai suoi nipotini, generosa e comprensiva, mentre Armando Pio Diotallevi aveva ricevuto un’interessantissima lezione di ipocrisia. Quando la maestra, dopo aver letto quegli smielati pensieri che non erano più i suoi, gli aveva messo dieci, si era ripromesso che mai più avrebbe scritto qualcosa che non pensava. Poi aveva imparato a volere bene a Nonna Angela, è vero, ma più che per il tema perché aveva assaggiato i suoi involtini di verza e se ne era innamorato. Un conto era essere presi per la gola, un altro lasciarsi prendere dalla menzogna. Da quel momento in poi Armando ha schifato l’ipocrisia e ha imparato a riconoscerla. Natale per lui, più che il marciume del consumismo, è il tripudio delle bugie. Chi sorriderebbe mai nel ricevere un marsupio argentato con il logo della Eminflex stampato sopra? Nessuno, in una normale occasione, ma Giovanni Diotallevi con tutta la sua laurea in filosofia, lo aveva fatto lo scorso Natale scartando il regalo di Nonna Angela. Ad Armando non piacciono i regali che gli vengono fatti, per questo ringrazia sempre e non commenta mai.
“Mi sa che non aspetterò un altro rotolo per Marco Antonio.”
“E che fai?”
“Gli riempio un bicchiere di terra, ci pianto un fagiolo e gli dico che potrebbe essere magico”
“E secondo te ci crede?”
“E che cos'è, secondo te, la magia del Natale? Farà finta di crederci. Lo annaffierà due volte e poi lo lascerà perdere. Quando crescerà come un normalissimo fagiolo, sempre se non muore prima, sarà colpa della sua distrazione, mica del fatto che non era magico.”
Silvio sorride e gli tira una pacca sulla spalla. Se non fosse un attivo avversario del consumismo gli comprerebbe sicuramente un regalo. E lo farà, ma non per Natale. Che schifo, il Natale.

Elisabetta Spanò

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