Colossi automobilistici finanziano esperimenti su esseri umani

La notizia ha sconcertato l’opinione pubblica mondiale: Volkswagen, Daimler e BMW, tre colossi dell’industria automobilistica, hanno finanziato degli esperimenti su primati e su esseri umani. La Volkswagen era già stata protagonista dello scandalo del dieselgate, qualche anno fa. Sembrava essersi ripresa, fino a quando è trapelata la notizia del suo coinvolgimento negli esperimenti condotti dal Gruppo Europeo di Ricerca sull’Ambiente e la Salute nel Settore dei Trasporti (Eugt, organo sciolto nel 2017), che hanno visto come cavie non solo delle scimmie, ma anche uomini e donne. L’esperimento era finalizzato a testare il livello di pericolosità dei fumi di scarico diesel. Secondo il rapporto Eugt del periodo 2012–2015, sono stati coinvolti negli esperimenti 10 primati e 25 persone, sottoposti all’inalazione di ossido di azoto per tre ore al giorno in un periodo di quattro settimane consecutive. Gli esperimenti sono stati condotti presso l’ospedale universitario di Aquisgrana. Thomas Steg, manager della Volkswagen licenziato dopo l’accaduto, assicura che i volontari “sono stati esposti a livelli molto più bassi a quelli che si registrano nei posti di lavoro”. Nonostante la dichiarazione dell’imprenditore, Angela Merkel non ha frenato lo sconcerto e l’inquietudine causati dall’evento. “Questi test sugli animali e perfino sulle persone non trovano alcuna giustificazione sul piano etico. L’indignazione di tante persone è assolutamente comprensibile”, riferisce il portavoce in conferenza stampa. La Daimler si dichiara innocente: “Prendiamo espressamente le distanze dalle ricerche dell’Eugt. Siamo sconvolti dal tipo di esami condotti. E condanniamo aspramente questi test”.

Ciononostante è stata proprio la Daimler, unita a Volkswagen e BMW a fondare e a nutrire economicamente l’Eugt. La Merkel invita e sollecita i colossi automobilistici a chiarire tutti gli aspetti ancora irrisolti del caso. Il compito delle industrie, infatti, è quello di limitare il più possibile le emissioni, non di dimostrarne l’innocuità attraverso esperimenti di dubbia etica.

Si aspettano ulteriori sviluppi sul caso, ma ovviamente i cittadini europei si pongono svariate domande. Tra queste, com’è possibile che l’industria che vive e resiste grazie al consumo, agli acquisti e al consumismo dell’uomo metta a rischio così direttamente la salute stessa di quest’ultimo?

Elisabetta Spanò

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