Temptation Island: tentazioni tattiche per il pubblico

di L'Obbiettivo

Corna in un reality show chissà quanto reale, quale meravigliosa idea: un successo. Potrebbe risultare folle, e d’altronde, lo è. Non so quanto facile sia trovare coppie che vogliano “mettere alla prova il proprio affiatamento” dopo anni di fidanzamento facendosi spedire su un’isola assieme a sconosciuti/e tentatori/tentatrici. Gratis non se ne trovano, poco ma sicuro.

Non serve Nostradamus per prevedere come sarebbe andata a finire: cosa fanno coppie di ragazzi e ragazze su un’isola sperduta sotto gli occhi di tutta Italia? Corna, amorevolmente e abbondantemente, per la felicità di molti italiani. D’altronde, se da trent’anni seguiamo sensibilmente le vicende di Beautiful, degli appassionati Forrester e delle loro indecisioni sentimentali, un motivo ci sarà. Padre e figlio sono al contempo cognati, suocero e genero, fratellastri e corteggiatori e pretendenti della stessa donna, e questo piace. A pensarci bene, Temptation Island potrebbe essere il provino di Beautiful.

Ma immaginiamo cosa accadrebbe se su quell’isola fossero tutti santarellini: partitelle a carte, gruppi di lettura, cena in compagnia e poi ognuno a dormire a casa propria con l’amato partner. Il programma fallirebbe, gli ascolti calerebbero a picco, il pubblico stizzito cambierebbe canale, niente di peggio. Ma fortunatamente non è così, i tentatori tentano (e cornificano) e alla gente piace, c’era da aspettarselo: non è sfiducia nel genere umano e nell’amore (pur sempre venduto) di quelle coppie, ma le leggi della TV e del marketing sono ben note ai più. Le corna fanno audience? E che corna siano, veramente o per finta, purché non si cambi canale.

Luca Matteo Rodinò