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La vita: un mare immenso dove è facile naufragare

Una delle poche certezze della vita è che le cose cambiano, passano, ci travolgono o ci cullano come onde del mare. Gli eventi possono trasformare la nostra navigazione in un naufragio, c’è chi annega tra le lacrime e chi in un bicchiere di vino.
Distesi sul fondo del mare, ce ne stiamo sommersi dalle emozioni, fulmini e saette colpiscono l’acqua di tanto in tanto mentre le onde si infrangono sugli scogli senza pietà. Ci si sente impotenti e pesanti mentre il tempo passa, finché anche il mare si stanca, il vento cessa di soffiare e l’acqua torbida finalmente smette di vorticare.
A stare lì giù si perde la vista, gli occhi bruciano per il sale, gli arti dormono sovrastati da sabbia e da certezze colate a picco… Ma la tempesta è finita! Sul viso smorto ti si dipinge un sorriso amaro, qualche raggio di sole ti si insinua nel cuore, lentamente torni su trascinato da altri eventi e dalle cose che “cambiano, passano, ti travolgono e ti cullano” che tu lo voglia o no.
Gli occhi non hanno più lacrime, anche la bottiglia è vuota, domani ci si alza e il mondo non si è fermato come credevi. Mentre te ne stavi sommerso i gabbiani hanno ripreso a volare, i fiori sono sbocciati e ora la brezza marina con la sua solita sfrontatezza ti prende un po’ in giro, ti sferza il viso. Respiri.
Il sole fa capolino nella tua stanza e si beffa delle persiane mentre ti rigiri tra le coperte, ti svegli, le nuvole sul soffitto non sembrano minacciose come ieri e non puoi ignorare la vita che spavaldamente rifiuta di starsene fuori dalla tua finestra. In superficie, anche dopo un naufragio, si sta sempre meglio.
Ti alzi e inizia la giornata, ti ritrovi a nuotare tra i mille impegni, i resti della tua zattera, e ti ci aggrappi come quell’arbusto in lontananza si aggrappa alla scogliera.
Ma quant’è bella la strada sotto casa tua? Ammiri la lavanderia di Lucia, ti ricordi di averci portato i vestiti più importanti, continui a camminare e vedi i bambini andare a scuola con gli zaini che pesano più di loro, qualche mamma disperata gli corre dietro e ti fa tenerezza.
Sono le piccole cose che ti fanno sentire parte di un ingranaggio più grande, ti danno sollievo, il caos della tua cittadina non ti dà il tempo di preoccuparti dell’acqua che ti inzuppa i vestiti: non sono neanche così pesanti adesso che cammini sulla riva, si asciugano e nemmeno te ne accorgi.
Guardi tutto con occhi nuovi, hanno fame di vita, perfino la vespa arancione che occupa due parcheggi sembra un’opera d’arte destinata alla Galleria degli Uffizi. Le persone ti camminano intorno come api operaie e preannunciano la primavera, l’inverno è passato e anche il freddo dentro di te sembra essersi placato un po’.
Arrivi a scuola, a lavoro, la compagna logorroica sembra la creatura più interessante e saggia dell’universo, riscopri il piacere della sua voce, pendi dalle sue labbra e ti lasci trasportare dalla frivolezza del momento.
È tutto strabordante, ma queste sono onde buone, le osservi seduto mentre disegni cerchi sulla sabbia con un rametto.
Il tempo passa, scopri che a un’ora di macchina c’è un prato pieno di fiori gialli, vieni a sapere che la compagna logorroica è anche simpatica, ti dicono che la vespa arancione appartiene a un ragazzo che per comprarla ha lavorato un’estate intera.
Di notte nel tuo cuore accendi un piccolo falò con i resti della zattera, dormi sereno, la mattina ti alzi e quasi quasi ti viene voglia di aprire la finestra per far circolare un po’ d’aria.
La vita che prima sembrava mancarti di rispetto, la stessa vita che procedeva noncurante del tuo naufragio, adesso è la tua migliore amica. Collezioni momenti e risate come se fossero conchiglie, oggi vai al bar e ne sei di nuovo felice. Le onde che ti limitavi ad osservare diventano più invitanti, ti viene voglia di buttarti nel blu, ti vuoi rimettere in gioco.
Sei determinato, sei più forte, sei consapevole del rischio mentre ti arrampichi sulla scogliera, sei di nuovo ambizioso.
Arrivi in cima, guardi giù, saranno dieci metri, saranno dieci obbiettivi da raggiungere… Prendi un respiro profondo e ti butti, senti l’adrenalina e poi vedi tutto blu, sei circondato dall’acqua fresca, riemergi e urli di gioia.
Hai capito che non era il mare la minaccia, non era il vento e non erano le onde.
Prima sei rimasto a guardare dalla riva, poi sei guarito e ora sei pronto a rimetterti in viaggio consapevole di poter affondare ancora prima o poi. Vuoi vedere il mondo, altre spiagge, altri porti e altre città.
Il naufragio fa paura, ma l’hai già superato una volta e il mare aperto chiama come chiama quella nuova proposta di lavoro, quell’università lontana ma prestigiosa.
Ed eccoti, ancora una volta su una barca di legno, ancora una volta circondato da quell’immenso mare che è la vita. Alcuni giorni remerai fino a sentire le braccia stanche, altri ti sdraierai a prua lasciandoti cullare e altri ancora dovrai fronteggiare le tempeste. Troverai altri naufraghi e ballerai con i pirati nei porti, magari comprerai un’altra barca e qualcuno navigherà con te, oppure deciderai di goderti la quiete della solitudine.
La vita è fatta di alti e bassi, di bonaccia e di tempesta, imparerai a conoscere le correnti che muovono il mondo e saprai come fare a procedere in alta e bassa marea.
Tutti, almeno una volta, siamo stati dei naufraghi.

Paola Napoli

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