Armando Pio Diotallevi e il lenzuolo ricamato4 min

di L'Obbiettivo

La mamma non deve saperlo. Se lo ripete uno, due, tre volte, mentre Marco Antonio dorme stretto stretto alla sua spalla. Ha le guance rosse e il respiro pesante di un cucciolo stanco per essere cresciuto troppo in fretta. Armando non sa perché, ma le pareti verde menta oggi gli sembrano proprio fredde.
Nonna Angela lo sa già. Se lo sente, Armando, mentre accarezza il fratellino. Probabilmente per questo gli ha dato quella caramella, tanto tempo fa. E magari l'ha capito pure Giovanni, ma non gli importa. L'importante è che il figlio biondo e con gli occhi chiari sia forte, muscoloso, atletico, coraggioso. L'importante è che non pianga davanti a un film romantico. L’importante è che vada tutti i giorni a scuola calcio e non si vergogni di fare la doccia davanti ai suoi compagni di squadra. L'importante è che giochi alla PlayStation e sia disordinato, che non abbia magliette rosa, che non sorrida troppo, che abbia una ragazza. Anche se non la vuole. La vuole Maria Carmela e questo basta. Ma non basta ad Armando. E tanto meno a Marco Antonio.
Armando gli vuole bene assai. Ci pensa mentre è sdraiato accanto a lui. Non è per il sangue, non è per i geni, altrimenti non odierebbe sua madre, ora, mentre lei è a preparare eventi con la Chiesa. È perché Marco Antonio è piccolo, è fragile ed è buono. Anche se un po’ se la tira, ma che c’entra. Non lo fa sempre. E lo fa solo perché c’è altro che vuole nascondere.
Alcune cose non andrebbero nascoste, si dice Armando. È un martello quella domanda che gli schiaccia il cervello: “che c’è di male?”. Silvio gli direbbe che non c’è niente di male e che certe cose sono private, quindi affari di chi le prova. Sara risponderebbe, invece, con i suoi calcoli sociali e antropologici, “niente di male, ma l’Italia non è pronta”, e sfornerebbe le motivazioni di tale arretratezza, risiedenti principalmente nella presenza forte della Chiesa nel Paese. Eppure, le farebbe notare Armando, proprio adesso, aveva raccontato di aver visto una coppia di ragazze mano nella mano passeggiare per il quartiere ebraico di Barcellona in tranquillità, senza aver paura di commenti, insulti, legnate. A Barcellona, dove si dice che i Re Cattolici abbiano accolto Cristoforo Colombo. In Spagna, terra dell'Inquisizione e della Reconquista. A Barcellona puoi camminare mano nella mano con la tua ragazza, anche se sei una ragazza. Se invece ti chiami Marco Antonio Diotallevi e in pieno giorno esci con un tuo conoscente che ti accarezza i capelli e sorride, ti ritrovi pestato, pieno di lividi sulle braccia, a piangere abbracciato a tuo fratello maggiore più in panico di te.
Respira, Armà. Glielo dice la voce di Raffaella Carrà. Non sembra preoccupata. Per lei va tutto bene.
Però non ci può fare niente, Armando ha paura. Per suo fratello e per tutti. Sa che se Maria Carmela venisse a scoprire che a Marco Antonio piacciono i ragazzi lo caccerebbe di casa. Pure che è piccolo, pure che è biondo e diligente. Non importa. Non avrebbe posto tra i Diotallevi. O, almeno, per quegli idioti dei suoi genitori.
Scivola lontano dal fratellino e si alza in punta di piedi. Si siede sulla sedia verde da bambino di Marco e lo guarda poggiato alla scrivania. Mannaggia.
C’è un lenzuolo di flanella che a Marì Carmela piace tanto. È avorio e ha dei ricami ai lati. È uno di quegli articoli da corredo dei quali conservi la busta per paura di rovinarli. Non è fatto a mano ma lo sembra, la mamma lo piega sempre e non lo userà mai.
Giovanni quando può si dedica all'artigianato. Costruisce sempre cose orribili anche se la moglie gli dice che sono bellissime. Tra i tanti strumenti del mestiere ha un pennarello indelebile dorato, che centellina come se fosse d’inchiostro misto a oro vero, che tra l'altro dà un effetto orribile quando viene steso. Ma vabbè.
L’unica cosa positiva del lenzuolo di Marì Carmela è che è semplice da portare in uno zainetto e che è una tela perfetta per quel pennarello.
Alle quattro del mattino, Armando Pio Diotallevi raggiunge la piazzetta più vicina a casa sua, a piedi. Le strade sono fredde e deserte. Qua e là alcuni lampioni rimangono scuri e inutili, fritti da qualche blackout di troppo. Si chiede se sia il caso. Si risponde che lo è. Canticchia a bassa voce qualche canzone che gli piace di De Gregori. Pensa che Silvio sarebbe molto fiero di lui. Gli tornano in mente Astianatte, i commenti della sua professoressa di storia, sua madre che urla, il padre che lo schiaffeggia, Marco Antonio che piange accanto a lui, la signora dei fichi e il B&B vicino all’università, Pedro, Sara, Raffaella Carrà. Sono tutti tanto tanto diversi da lui. Tutti tanto tanto diversi tra loro. Eppure nessuno sa nulla. Nemmeno Armando.
Alle sei la piazzetta all'angolo della via in cui abita Armando è già vuota. Il sole nuovo su Campo Collina illumina un lenzuolo ricamato steso per terra, proprio al centro.
C’è una scritta dorata sopra.
“Ognuno è una cacca diversa, ma nessuna puzza meno delle altre – A. Pio D.”
Quattro ragazzi, tra cui Serena, porteranno in processione quel lenzuolo il pomeriggio stesso, a capo di una manifestazione giovanile per i diritti umani con più di duemila partecipanti. Ci saranno cori a cantare la scritta di A. Pio D. Tutti si chiederanno chi sia. Tutti lo ameranno.
Armando, però, non lo sa.

Elisabetta Spanò

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