Risposte in nero

Non esistono soltanto i pagamenti in nero, ma anche le risposte. A volte, vengono interpretate malamente, ma perché mai farlo? Dopotutto, non sono certamente adoperate per danneggiare nessuno. Eppure, ogni tanto qualcuno ne rimane ferito: lo Stato, gli operai, Luigi Di Maio. Recentemente, dopo un’inchiesta delle Iene, si è venuti a conoscenza del fatto che il padre del viceministro Di Maio, vale a dire Antonio Di Maio, pare che pagasse in nero i propri operai, addirittura che li pregasse, in caso di incidente, di non denunciare l’accaduto. Duro colpo all’immagine di Luigino. Che figura farebbe il ministro del lavoro, se il proprio padre non assicurasse un’adeguata regolamentazione agli operai della ditta edile Di Maio famiglia? Certo, è anche giusto sottolineare il fatto che Di Maio jr. stesso è socio al 50% dell’azienda. Dovremmo ritenere che forse Luigino fosse già al corrente della situazione? Difficile pensarlo. Sta di fatto, che questo evento ha provocato l’ira e l’invettiva della Boschi, la quale si è sentita obbligata di marcare l’accaduto, facendo riferimento ai fatti che l’avevano coinvolta (vedi Boschi padre). Accuse e sbocchi di ira fuori luogo. Cara Boschi, la situazione è assolutamente differente, il caso-Boschi trattava vicende legate alla politica, al suo ruolo nel governo, conflitto di interessi. Qui, si sta discutendo su fatti che con la politica non entrano neanche in contrasto. Ad ogni modo, Antonio Di Maio ha tenuto a sottolineare la totale colpa di fronte all’accaduto, affermando che “i propri errori commessi, non coinvolgono neanche minimamente il figlio”. Tuttavia, bisognerebbe chiedersi se Di Maio jr. essendo socio di metà dell’impresa di famiglia, debba prendersi anche il 50% della colpa e della responsabilità.

Antonio Panetta

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