Robot dal ragionamento umano

Qualche mese fa la ISS si è dotata di un nuovo robot che si potrebbe definire come un vero e proprio collega degli astronauti: CIMON (acronimo di “Crew Interactive Mobile Companion”). Sviluppato da IBM e Airbus, questo è un robottino sferico, dotato anche di volto, che ha al suo interno una della migliore IA al mondo la cui particolarità è la capacità di apprendere e soprattutto comprendere qualunque domanda gli venga posta. Questo però richiederebbe un’estrema mole di calcoli che CIMON non può fisicamente svolgere, lui infatti è l’espressione finale dei ragionamenti di Watson, l’effettiva intelligenza artificiale in grado di riconoscere il linguaggio naturale, rispondere a domande e apprendere in automatico. Queste tre capacità, unite a una grande velocità di calcolo e di analisi dei dati, consentono a Watson di elaborare informazioni, formulare risposte e fornire soluzioni ai diversi problemi che gli vengono sottoposti. Si comporta in modo più simile a un essere umano che a un computer, fornendo la risposta più corretta, o statisticamente probabile, in base ai dati che ha a disposizione. Dal punto di vista pratico, ciò che Watson fa è prevedere la risposta giusta a un quesito in base all’analisi statistica delle informazioni che gli sono state fornite. Però per poter rispondere Watson ha bisogno di essere addestrato: deve cioè ricevere una grande mole di informazioni inerenti al tema sul quale sarà chiamato a pronunciarsi. Il suo punto di forza è quello di riuscire ad utilizzare, nel suo processo di apprendimento, sia dati strutturati che dati non strutturati, per esempio articoli di giornale, pagine web, video e foto. Durante la fase di apprendimento vera e propria Watson viene affiancato da uno o più esperti della materia sulla quale si sta preparando, che lo aiutano a strutturare questa grande mole di dati sotto forma di domande e risposte. Questo processo prosegue senza sosta, e ad ogni interazione il sistema diventa sempre più bravo e conosce sempre meglio l’argomento. Al termine di quello che è dunque un vero e proprio percorso di studio Watson sarà in grado di rispondere a domande complesse sull’argomento, fornendo soluzioni e formulando suggerimenti supportati da dati certi. Per rispondere alle domande Watson utilizza un processo razionale simile a quello utilizzato dagli scienziati: estrapola dal quesito gli elementi fondamentali e in base ai dati che ha a disposizione formula le possibili risposte, ciascuna supportata da specifiche evidenze. Ad ogni possibile soluzione viene poi assegnato un valore di affidabilità in base ai dati utilizzati. Rispetto a qualsiasi gruppo di umani che effettua lo stesso tipo di processo Watson è molto più veloce, può analizzare una mole di dati molto più estesa. Ma quanta potenza serve per fare questi calcoli? Watson è formato da 90 server IBM Power 750. Ciascuno di essi utilizza un processore Power7 octacore. In totale il sistema ha a disposizione 16 terabyte di RAM e 2.880 thread di processori Power7. Watson può processare 500 gigabyte di dati al secondo, equivalenti al contenuto di 1 milione di libri.

Francesco Pelle

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