L’arte di cavarsela da soli – il Self Help

Tutti nella vita proviamo dolore. Ci sono momenti in cui butteremmo ogni cosa all’aria, giorni in cui non ci alzeremmo dal letto, periodi in cui non siamo in grado di distinguere alcuna emozione se non la nostra stessa infelicità ed inadeguatezza dinanzi alle sfide che ci vengono proposte. Siamo sotto attacco da qualsiasi punto di vista, su qualsivoglia fronte, ciò significa che diventiamo facilmente irritabili, maggiormente distratti, più soggetti allo stress e alle sue, purtroppo non carine, conseguenze.
Negli ultimi anni, però, lentamente ed in maniera sempre più rigorosa e meno approssimativa, si è diffusa la psicologia positiva del self-help. Ma come funziona?

Partiamo da un presupposto: a volte ci facciamo prendere dalle smanie da eroe, crediamo di poter fare qualunque cosa e di non aver bisogno di nessuno, neanche di una semplice chiacchierata con un’amica o un conoscente davanti ad un caffè.
Subentra, così, la psicologia dell’auto-aiuto. Si tratta, principalmente, di aumentare quelle che possono essere le probabilità incasellate nelle statiche della nostra crescita personale. Il sentirsi realizzati è uno di quei bisogni che possiamo considerare primari nella piramide di Maslow ed accompagna allegramente le compagne sicurezza e salute. Il vedere scappare via opportunità, il non riuscire ad avanzare, vengono facilmente interpretati come una partita persa, ma questo sta inesorabilmente cambiato.

Laddove giaceva esanime la tristezza di una sconfitta, adesso si stende un prato di nuovi sogni e cambiamenti ed essere, qualche volta, fuori gioco, vuol dire soltanto poterci riprovare con una spinta motivazionale in più. E’ così che, piano piano, smettiamo di coinvolgere gli altri in quella che è la sfera psichica dei nostri problemi e ci accingiamo e prodighiamo a cercare una risoluzione in una sorta di beata solitudine. Perché bisogna farcela da soli? Più semplicemente perché la concezione del mondo cambia da persona a persona. La nostra prospettiva si modifica in base alle situazioni che stiamo vivendo.
Gli altri, probabilmente, sanno essere ottimi consiglieri, ma non possono tirarci fuori dai nostri momentanei periodi di chiusura. Mi verrebbe da definirli blu, depressi.

Superare dinamicamente alcune fasi della nostra vita ci portano ad assumere un comportamento più incisivo e dinamico, non più statico ed irrisorio nei confronti delle proprie colpe. Difatti, proprio quest’ultime, cessano di esistere per aprirsi, in realtà, ad un nuovo pensiero e modus operandi. Quello che ti resta da fare è scegliere chi essere e perché. Il termine “self-help” diviene sinonimo di apprendimento, cambiamento, rivoluzione, ottimizzazione. La parola “aiuto”, però, smette di essere orientata all’ambito clinico, come più comunemente si pensa, e si appresta ad essere soltanto un motivo in più per innalzarsi verso la vetta più alta dei nostri sogni.

L’auto-aiuto può essere praticato con molte modalità e per raggiungere i più svariati obiettivi. Anche solo guardare un film, leggere un libro oppure ascoltare della musica può essere il principio di una piccola, ma grande, rivoluzione insita a noi stessi e alla nostra persona. Si passa dal risolvere problemi come la dipendenza dal fumo, alle diete, migliorare i rapporti intrapersonali, la self-confidence che possediamo con la nostra mente ed il nostro corpo, soddisfare quelli che sono i vuoti causati da cambiamenti drastici (divorzi o separazioni), ed anche combattere la depressione, ma quest’ultima prendetela con le pinze, è ovvio che ci sia il bisogno degli specialisti, in questi casi. Sempre più frequenti sono anche video, audio e libri presenti sull’argomento.

Non ci resta che resistere davanti ad una caduta e provare l’arte del farcela da soli. Mi avvalgo, però, di una citazione per poter trasmettere un messaggio che ritengo alquanto importante: “Qualcuno si è laureato a 22 anni e ha trovato lavoro a 27;
qualcuno si è laureato a 27 e aveva già un lavoro. C’è qualcuno che è ancora single ed ha un figlio, altri che da sposati hanno dovuto aspettare 10 anni prima di diventare genitori.Ci sono quelli che sono una coppia, ma amano altri, quelli che si amano ma non sono niente e chi sta ancora cercando qualcuno da amare.

Tutto funziona secondo il nostro orologio: le persone possono vivere solo secondo il proprio ritmo. Può sembrare che i tuoi amici siano più avanti di te o che siano più indietro; però loro si trovano nel loro momento e tu nel tuo. Vivi con pazienza, sii forte e credi in te stesso; non sei in ritardo e non sei in anticipo… sei nel tuo tempo!”Ricordate, quindi, che perdere è naturale e non significa essere deboli e riuscire a cavarsela è bellissimo, ma anche gli abbracci di chi amiamo sono una buona cura!

Jole Lorenti

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