Seppie, sumeri, unicorni e pandini – Foragabbu

di L'Obbiettivo

Foragabbu (fuori dal garbo) è un termine dialettale calabrese che sta ad indicare qualcosa di sproporzionato, fuori dai canoni, che trascende la normalità destando stupore e talvolta indignazione (non quella che troviamo oggi sui social). L’accezione del termine è negativa ma dal sapore derisorio e beffardo. Vi chiariamo le idee con un esempio: un bambino di quinta elementare si esercita con successo ad utilizzare i congiuntivi, con il plauso di docenti e familiari. Ma proprio mentre ripete il congiuntivo presente del verbo volere, sente alla TV un personaggio che gli pare importante (si tratterà putacaso del Ministro di Maio) proferire un convinto “che io volla”. «Foragabbu!» – esclamerà il nostro amico – «se il Ministro del Lavoro non conosce i congiuntivi, io che li so coniugare potrei diventare Presidente della Repubblica!».

Si dà il caso che di esempi del genere ne è pieno il mondo, episodi o avvenimenti tanto tragicomici da sembrare del tutto inverosimili. A noi l’arduo compito di selezionarli, analizzarli e commentarli, forse anche con un po’ di cinismo e commiserazione.

Partiamo da un medico che ha sbagliato mestiere: sì, perché la notizia che ci giunge da Praia a Mare (CS), ha davvero del clamoroso. Pare che un cuoco mancato, laureato in medicina, si dedicasse alla pulizia di chili di seppie in un lavabo dell’ospedale in cui prestava servizio. Una mossa poco furba, oltretutto documentata da un video, che è costata allo chef il licenziamento. Un gesto del tutto inqualificabile ma probabilmente mosso dalla fame e dalla paura: come vi sareste comportati voi al suo posto se vostra moglie (ipotizziamo) vi avesse proibito di insudiciare il lavandino di casa con scarti e feto dovuti all’accurata pulizia del pesce? Foragabbu.

E, da un peccato di gola ad un altro, mentre il nostro Cannavacciuolo si sporcava la coscienza col nero di seppia, dall’altra parte del mondo c’era chi si riempiva lo stomaco del suddetto pesce, a spese altrui per giunta. In quel di New York, un eroe con l’animo imprenditoriale e lo spirito di un don Giovanni, adescava giovani donne su siti di incontri e le invitava in ristoranti di lusso per offrire loro la cena. Se non fosse che, dopo aver banchettato lautamente ed anzi averle incitate ad ordinare tutto ciò che desideravano, e anche di più, le lasciava con la pancia piena, e le tasche vuote. Ebbene sì, erano proprio loro a pagare il salatissimo conto, mentre lui se la filava vigliaccamente. Le donne lo hanno ricompensato del gesto con una denuncia, ed ora l’uomo rischia di pagare sì, ma con 16 anni di carcere. Questa cosa della parità dei generi ci sta un po’ sfuggendo di mano. Foragabbu.

Per fortuna (?) abbiamo una rivalsa da parte del genere femminile, che non è da meno a simili nefandezze. Voi corrompereste una clinica che si occupa di inseminazioni artificiali per sostituire il seme di vostro marito con quello del vostro amante così da avere un figlio da quest’ultimo, illudendo però il vostro coniuge che la patria potestà sia la sua? Yana Anokhina, 38 anni, lo ha fatto. La nuova frontiera del tradimento, l’infedeltà del ventunesimo secolo, l’evento che potrebbe ispirare tanto i registi di beautiful da garantirci nuovi episodi per i prossimi trent’anni. Questa donna è riuscita a tradire il marito, senza di fatto aver un rapporto con l’amante (almeno in questo caso). È il caso di dirlo, cornuto sì, ma con un solo corno. Foragabbu.

Vi lasciamo con un caso tutto particolare che non riusciamo ancora ad interpretare. A Cassola, in provincia di Vicenza, un anziano signore un mattino si è svegliato e non ha trovato più la sua auto, una FIAT Panda bianca vecchio modello, e ha denunciato l’accaduto. Il mattino seguente si sveglia e fuori dalla propria abitazione trova una FIAT panda bianca, vecchio modello. Incredulo esce di casa credendo di esser capitato nelle mani di qualche ladro gentile, ma scopre con sua enorme sorpresa che quel pandino non era il suo, ed era stato rubato. Un sequestro (e scambio) di Panda. Foragabbu.

Luca Matteo Rodinò

Giuseppe Galluzzo