Diego Fusaro: quattro chiacchiere con un filosofo del nostro tempo2 min

di L'Obbiettivo

Il filosofo e saggista Diego Fusaro non è certo uno che ha bisogno di particolari presentazioni: spirito critico, sensibilità politica ed un’eloquenza fuori dal comune fanno di lui una delle personalità più influenti e discusse del panorama culturale italiano. In occasione dell’evento “Castello d’Autore”, tenutosi il 29 agosto presso il castello feudale di Ardore superiore, abbiamo avuto l’opportunità di fare una chiacchierata con lui, nel corso della quale abbiamo volutamente messo da parte le solite “aporetiche” (per dirla alla Fusaro) argomentazioni politiche a cui ci hanno ormai abituato i vari talk show televisivi per concentrarci su qualcosa di ben più grande, la filosofia.

Definiamo innanzitutto il concetto di filosofia. Perchè ancora oggi può essere considerata una disciplina moderna?

In estrema sintesi, la filosofia è il tentativo di conoscere la totalità, di valutarla e di trasformarla; è unione di conoscenza, di valutazione assiologica e di trasformazione pratica. Non so se si tratta di una disciplina moderna o meno, penso semplicemente che la filosofia sia, come la religione e come l’arte, una funzione eterna dello spirito: finchè ci sarà l’uomo, la filosofia, come forma suprema dello spirito assoluto, esisterà.

Nonostante quest’eterna relazione che lega l’uomo alla filosofia, ad oggi la conoscenza teorica di questa disciplina antichissima costituisce una sorta di buco nero nella preparazione culturale media degli italiani. Di chi è la colpa? E soprattutto, la filosofia è per tutti?

In effetti, oggi la filosofia tende sempre più ad essere marginalizzata. Viviamo in un mondo in cui tutto deve piegarsi al criterio dell’utile e questa disciplina, come ci insegna Aristotele, è perfettamente inutile e sciolta da ogni vincolo di servitù, cioè dall’obbligo di servire a qualcosa. La colpa della crescente ignoranza degli italiani nei confronti della materia in questione la attribuirei essenzialmente a questo, ovvero all’epoca del mercato capitalistico che neutralizza tutto ciò che non è immediatamente utile. Penso che la filosofia sia potenzialmente per tutti, perchè tutti pensano, ma in atto per pochi, giacchè per diventare filosofi occorre rendere operativa questa attitudine.

Al di là della sua effettiva utilità sociale, la filosofia è considerata da sempre una materia ostica, complice la ricercatezza del linguaggio tecnico di cui si avvalgono gli esperti del settore: da dove nasce l’esigenza, a cui fanno capo la maggior parte dei filosofi, di utilizzare un linguaggio talmente tecnico e aulico da risultare talvolta incomprensibile? Non crede che, se si avvalesse di parole più alla portata di tutti, questa disciplina possa certamente diventare di maggior dominio pubblico?

È vero, la filosofia spesso tende a tecnicizzarsi diventando una sorta di specialismo per pochi eletti, smarrendo in questo senso la sua funzione socratica di dialogo interno alla poleis. Io credo che quest’esigenza di iper tecnicizzare il dialogo filosofico nasca dalla volontà di trasformare i filosofi stessi in una casta isolata e lontana dal popolo: a riguardo, sono convinto che si debba ripartire da Socrate, perchè la filosofia deve essere una disciplina dialogica e che nasce dal confronto con tutti.

Terminiamo con una piccola considerazione: Aristotele 2400 anni fa disse che l’uomo aveva giá inventato tutto ciò che c’era da inventare. Oggi, da un punto di vista filosofico, è giá stato detto tutto o piuttosto c’è sempre qualcosa da “inventare” o magari rielaborare con una chiave più moderna?

Direi che Aristotele era nel vero! Le grandi questioni ai suoi tempi erano già state formulate, poi naturalmente il progresso tecnico e scientifico avanza rapidamente. Credo che dobbiamo rivolgerci sempre alla tradizione per confrontarci con essa e soprattutto per ricercare alcuni spiriti magni con cui dialogare tra cui Aristotele stesso.

Giuseppe Galluzzo

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