La guerra non cambierà mai… o forse sì?

di L'Obbiettivo

Chi non conosce la guerra, i conflitti e le battaglie che imperversano dalla notte dei tempi e continuano a versare inutilmente il sangue di numerosi soldati e civili? Dall’antica Babilonia ai conflitti in Medio Oriente la guerra è rimasta pressappoco la stessa, uomini che massacrano altri uomini. Certo, le armi sono oggi più moderne, più letali, ma fondamentalmente sul campo di battaglia si sono perse sempre vite umane.

E se vi dicessi che il terzo conflitto mondiale o le future battaglie potranno essere combattute da robot e droni? Ebbene sì, il comparto riguardante le intelligenze artificiali e le macchine autonome è entrato anche nell’arte bellica. Ma possiamo trasformare queste fantasie in solide realtà: per questo lo scorso maggio i dipendenti di Google hanno manifestato contro il supporto che l’azienda sta offrendo al Pentagono nello sviluppo di droni dotati di intelligenza artificiale, mentre poche settimane fa 400 scienziati hanno discusso la messa al bando della ricerca nel settore delle armi autonome. Uno scenario ai limiti del reale si potrebbe pensare, ma questo è solo l’inizio.

Carri armati e aerei convenzionali, per esempio, sono già equipaggiati con sensori, telecamere e radar che ne consentono il controllo da remoto. Basta dotarli degli opportuni sistemi di AI, per trasformarli in armi autonome inarrestabili. Inoltre gli armamenti smart offrono numerosi vantaggi: non disobbediscono mai, non sono mai stanchi, possono svolgere il proprio letale incarico in condizioni impossibili per un essere umano, non hanno dubbi di natura etica e non hanno bisogno di addestramento. Non da ultimo, non possono perire in combattimento, lasciando un vuoto nelle proprie linee e, incidentalmente, vedove e orfani da assistere. Inoltre gioverebbe all’opinione pubblica: quindi tutto apposto? Non direi proprio…

Francesco Pelle