Catastrofi, sensibilità e puntini blu

di L'Obbiettivo

I problemi non finiscono mai.

Eh, si stava meglio quando si stava peggio. (!?)

7 e 50 per le spese di spedizione? Ma stiamo scherzando? La galera meriterebbero, criminali.

Siamo tutti piuttosto suscettibili ultimamente, mah, sarà il caldo? Effettivamente ora è veramente troppo, sono stanco di sopportare, non concepisco come questo possa essere tollerato! E i politici che fanno?

Vi suona familiare? Ve lo lascio come pratico schema, basta sostituire al ”caldo” un qualunque oggetto di lamentela. Forse non è colpa nostra, o perlomeno non a livello cosciente e qui entrano in gioco i puntini blu… ora vi spiego.

Una ricerca pubblicata su Science può chiarire molte cose. A dei volontari sono stati presentati vari punti colorati con gradazioni che vanno dal viola al blu scuro e gli è stato chiesto di segnalare quelli blu.

All’inizio tutti si sono dimostrati bravi nel compito, ma quando gli sperimentatori hanno diminuito la percentuale dei pallini blu… i partecipanti hanno cominciato ad indicare anche quelli viola.

E quindi? – direte.

Quest’errore di classificazione non è casuale, in inglese si chiama concept creep, ovvero una sorta di “espansione del concetto”. Quando un evento è meno frequente tendiamo ad allargarne il concetto e così includiamo avvenimenti diversi sotto quell’etichetta.

Tale fenomeno era già conosciuto in psicologia, ma grazie a quest’esperimento guadagna genericità estendendosi oltre il giudizio comportamentale.

Ed ecco che un po’ di tristezza diventa depressione, una macchia sul vestito una catastrofe e ancora, fare andare da solo il bimbo a scuola un abuso, imporre la vaccinazione una restrizione di libertà. I problemi, quando non ci sono, ce li creiamo noi.

Ma il concept creep non ha solo volti negativi, in parte è anche responsabile della nostra sensibilità. Ci ha insegnato da tempo che la schiavitù non ha niente di normale, che l’uguaglianza è un diritto e i diritti appartengono agli umani in quanto tali, più di recente che la violenza non è solo fisica e che la discriminazione fa male ad ogni livello.

Dunque che fare? Prendiamo l’istinto ancestrale con pro e contro e moderiamoci a valle, ragionare serve anche a questo.

E soprattutto, relax.

Nicola Varacalli