The Andrè: Faber è vivo e canta la trap1 min

di L'Obbiettivo

Qualche giorno fa mi arriva il link di un video, guardo di sfuggita, British della Dark Polo; tremo un poco, poi abbandono il telefono. Passo in rassegna qualche ricordo, ma proprio non riesco a capire cosa possa aver fatto di male. Riprendo il cellulare, stavolta sono più attento e noto un nome: The Andrè. Confusione totale, non mi spreco nelle ipotesi e decido di cliccare.

Mi sorprende una canzone “tradotta” con parole che sanno della mia infanzia e cantata da quella voce che tanto spesso accompagnava i viaggi in macchina. Allora Faber non c’era già più, ma una sua cassetta non mancava mai. Mi interesso e scopro di più sullo sconosciuto cantante che si nasconde dietro il nome e la voce del maestro genovese.

Un giovane laureando in letteratura e un suo amico decidono, così, per gioco, di fare incontrare il loro mito con quanto di più distante ci potesse essere: la trap. D’altronde, a furia di ascoltare quelle vecchie canzoni, questo mio nuovo eroe ha imparato ad imitarne perfettamente la voce, mentre la passione gli ha dato una certa dimestichezza con la chitarra.

Comincia a pubblicare delle cover e inaspettatamente ottiene un certo successo, tanto che viene contattato da Dolcenera con cui registra un duetto sui versi di Cupido di Sfera Ebbasta. Adesso, come già vi ho anticipato, oltre alle reinterpretazioni dei brani si sta dando anche a meravigliose “traduzioni” e all’indie.

Sta facendo persino un tour, rigorosamente in cappuccio e occhialoni a specchio, per mantenere l’anonimato, ovvio, e forse anche per darci l’opportunità di ascoltare davvero, magari a palpebre chiuse.

Nicola Varacalli

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