La lotta online al terrore1 min

di L'Obbiettivo

Ormai in un’epoca come questa tutto si svolge online, e su internet si può trovare qualunque cosa in (quasi) completo anonimato: è così che i terroristi fanno propaganda online, e chi può fermarli se non i big di internet?

Lo scorso anno Google, Facebook, Twitter e Microsoft si sono unite nel Global Internet Forum to Counter Terrorism (GIFCT), un gruppo di lavoro il cui obiettivo è quello di identificare e mettere in atto le migliori strategie per impedire, o almeno rendere difficile, ai terroristi l’accesso alle piattaforme di condivisione online. Si parte con il monitoraggio continuo di ciò che viene pubblicato, una mole imponente di dati calcolando che ogni minuto vengono inviati su Facebook 510.000 commenti e 136.000 immagini, Twitter raccoglie 350.000 commenti e Youtube riceve oltre 300 ore di video. Così vengono bloccati gli account e i contenuti più espliciti che inneggiano all’estremismo o alla violenza ma come sappiamo è semplicissimo creare una nuova mail e nuovi account perciò gli esperti del GIFCT identificano le utenze sospette attraverso l’analisi del fingerprint, una sorta di impronta digitale che ogni macchina collegata alla rete lascia dietro di sé e che è formata da tutte le informazioni relative a indirizzo IP, sistema operativo, set di caratteri installati, identificativi delle varie componenti hardware. Questi dati si trovano codificati in una sequenza numerica univoca, detta hash, che identifica il dispositivo che si collega.

Ma come i big anche i “cattivi” non stanno con le mani in mano, così minacce e propaganda criminale sono oggi veicolate anche aggirando le contromisure applicate, e con strategie molto semplici, come l’outlinking: invece di pubblicare contenuti direttamente sui social, esponendoli così ai sistemi di sorveglianza, si inseriscono contenuti innocui con link che rimandano a piattaforme più piccole, meno controllate e meno equipaggiate dal punto di vista tecnologico. Ma in questo sistema per affrontare la propaganda si trova tirato in ballo anche chi combatte i terroristi in prima linea, infatti lo scorso anno i sistemi di intelligenza artificiale di Youtube eliminarono migliaia di video che documentavano le violenze perpetrate in Siria e pubblicati da media locali o ONG.

La guerra al terrorismo è complessa e siamo soltanto all’inizio.

Francesco Pelle

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