Direttiva Europea sul Copyright: per cosa protesta Wikipedia?2 min

di L'Obbiettivo

Oggi, nel Parlamento europeo, verrà discussa l’approvazione definitiva della “Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale” che sta facendo tanto discutere. Il suo intento sarebbe quello di unificare le normative europee sul copyright in ambito digitale.Nobile ambizione, ma quali sono le criticità che hanno spinto Wikipedia Italia, seguita dai corrispettivi di altri paesi, ad oscurare le proprie pagine per protesta? Il pomo della discordia in questo caso è doppio: gli articoli 11 e 13.

L’articolo 11, soprannominato link tax, costringerebbe Google, Facebook e simili a comprare una licenza per pubblicare link e snippet (le brevi descrizioni che si trovano sotto i titoli) delle notizie.

Sebbene questo dovrebbe costituire un vantaggio per le testate giornalistiche, la loro visibilità rischia di ridursi drasticamente qualora le varie piattaforme dovessero rifiutare tale acquisto.

E i problemi non finiscono qui, infatti questo principio è in contrasto con l’articolo 10 della Convenzione di Berna che appunto rende lecite le citazioni di articoli.

Ma la cosa peggiore è un’altra: la difficoltà d’accesso alle notizie che si potrebbe venire a creare (come tra l’altro sta già accadendo in Spagna per colpa di una riforma simile) e che danneggerebbe gli stessi capisaldi della civiltà moderna e della democrazia. Infine le modalità d’attuazione e le eccezioni dovrebbero essere decise dai singoli stati, fatto in contrasto con la volontà originaria di unificazione normativa.

L’articolo 13 è forse ancor più discusso, tanto da essere definito la macchina della censura. Esso introdurrebbe dei filtri per effettuare controlli preventivi su ogni contenuto caricato online e impedire la diffusione di elementi protetti da copyright. Ebbene, non solo gli algoritmi ad oggi disponibili possono sbagliare e segnalare un numero molto alto di falsi positivi (specialmente con le immagini, che creerebbero più problemi dei video, i quali, su Youtube, subiscono già tale processo), ma sembra anche che essi non sarebbero capaci di distinguere il fair use, ovvero l’uso legittimo di citazioni a valore informativo o critico. Inoltre questa forma di sorveglianza di massa è in contrasto con la precedente direttiva sul diritto d’autore e non può che proiettare nella nostra fantasia immagini distopiche.

Terzo problema, ve ne avevo anticipati due, ma questo, meno noto, è comunque degno di essere menzionato. Le operazioni di estrazioni di dati e testo (text and data mining) saranno appannaggio esclusivo di istituti di ricerca o utilizzabili per fini didattici, in ogni caso è proibito il lucro. Questo vieterebbe ai centri di ricerca di commercializzare le loro scoperte e potrebbe impedire a privati e singoli di contribuire efficacemente al progresso.

Molte organizzazioni umanitarie e scientifiche  si sono espresse contro la direttiva, come anche molti informatici tra cui Tim Berners-Lee (il creatore del World Wide Web) e altri “padri della rete”, preoccupati per le ricadute negative sulla libertà di parola e di informazione.

Nel caso, cari lettori, siate contrari alla direttiva, potete unirvi all’hashtag #savetheinternet e firmare la petizione di Change.org che ha superato le 800 mila adesioni.

Nicola Varacalli

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