Top 5 film da non perdere a Giugno 20184 min

di L'Obbiettivo
5) Ogni giorno:

Tratto dall’omonimo romanzo di David Levithan, “Ogni giorno”, diretto dal regista Micheal Sucsy, è un film fantasy romantico della Eagle Pictures, della durata di un’ora e mezza.

Sì, simpatici lettori, sarete anche abituati a leggere “91 minuti”, e sì, scrivere “un’ora e mezza” è molto meno professionale, ma dite la verità, non è più comodo?

Ad ogni modo, vediamo una sintesi della trama.

Rhiannon (interpretata da Angourie Rice), è una ragazza sedicenne che s’innamora di un’anima senza corpo, chiamata A, la quale, ogni giorno, risiede in una persona diversa.

La tormentata storia d’amore, nonostante le prime perplessità di Rhiannon, prosegue, a discapito del continuo cambiamento, superando i confini fisici e le sovrastrutture umane.

Si tratta un film interessante, senza dubbio non la solita storia smielata. Incuriosisce indubbiamente perché iniziamo a porci delle domande sui sentimenti e sulle relazioni. Ci innamoriamo di qualcuno, o di qualcosa? E quanto ci influenza davvero l’aspetto della persona amata? Il nostro corpo è l’involucro della nostra anima, con cui ci identifichiamo, o siamo il nostro corpo?

Troviamo qualcuno che ci accompagni al cinema a scoprirlo: nelle sale italiane dal 14 giugno.

4) La terra dell’abbastanza:

Si cambia completamente tema con questo film tutto italiano, di un’ora e trentacinque, diretto dai fratelli D’Innocenzo (Fabio e Damiano). È uscito in Italia il 7 giugno, distribuito da Adler Entertainment. E via con la storia.

Mirko e Manolo sono due ventisettenni che vivono nella periferia della Capitale. Due normalissimi “tendenti ai trenta”, ragazzi puliti e buoni, finché non accade un incidente. I due, una notte, investono un uomo. Confusi e spaventati decidono di scappare abbandonandolo per strada. Ma il male, dopo che l’hai incontrato, bussa sempre alla tua porta.

L’uomo investito, infatti, non è comune come Mirko e Manolo. È un mafioso pentito e, dopo la sua morte, i due ragazzi entrano nei favori del clan criminale. Guadagnano rispetto, fiducia, e tanti, tanti soldi. Ma può effettivamente la morte di un uomo segnare un risvolto positivo per chi l’ha ucciso? No, è ovvio. Non è tutto oro quello che luccica, e i due si sono guadagnati la porta per l’Inferno.

Chissà come andrà a finire…

3) Wonderstruck – La stanza delle meraviglie:

Per niente soggettivo questo terzo posto. Mica abbiamo letto l’omonimo libro di Brian Selznick (già famoso per il suo fantastico Hugo Cabret) ripetutamente, seguendo i due fili narrativi (uno si serviva delle parole, l’altro dei disegni), e tantomeno ho esultato nel vedere che dopo molti anni quello stesso libro che mi aveva tanto colpita sarebbe diventato un film diretto da Todd Haynes e che sarebbe stato proiettato nelle sale italiane a partire dal 14 giugno.

Ma se non avete letto il romanzo come ho fatto io, ecco a voi la trama di questa pellicola di due ore.

Il racconto si divide in due nuclei narrativi, uno ambientato negli anni ’70, uno negli anni ’20.

Ben è un ragazzino del Minnesota. Vive ogni notte un incubo ricorrente in cui vede dei lupi che lo inseguono. Rovistando negli oggetti della madre trova una cartolina con un indirizzo di New York. Dopo aver perso l’udito durante una tempesta, Ben, ricordando “Space Oddity” di David Bowie, parte alla ricerca del suo Maggiore Tom.

Rose vive da sola con il padre. È sorda, e ama alla follia un’attrice, della quale colleziona poster, ritagli di giornale e fotografie. I cinema stanno piano piano acquisendo il sonoro, e, siccome tutto intorno a lei sta cambiando, è costretta dal padre a imparare a leggere il labiale. Ma lei non si dà pace, non vuole più vivere una vita di sofferenze, e scappa via. Entrambi arrivano a New York, per arrivare a loro stessi. Nel frattempo troviamo il modo di guardare il film, almeno per capire se è bello come l’opera di Selznick.

2) Lazzaro Felice:

Vincitore a Cannes per la miglior sceneggiatura, il film di Alice Rohrwacher non sembra lasciare indifferenti, a partire dall’atmosfera dell’ambientazione e dai colori del trailer. È tanto accattivante che faccio un’eccezione: “Lazzaro Felice”, infatti, non è uscito a giugno, ma quasi. Le sue due ore e dieci sono state visibili nei cinema italiani dal 31 maggio.

Ma di che parlerà mai quest’apparente poesia di colori?

Lazzaro è buono. Ed è felice (ma che maestra dell’ovvio che sono, lo dice anche il titolo), con il suo migliore amico Tancredi.

Lazzaro non ha nemmeno vent’anni, è un contadino generoso e dolce. Tancredi, invece, è viziato, giovanissimo, e possiede il dono dell’immaginazione.

Lazzaro è tanto carino e puro che si fida di tutti, anche se è facile che gli uomini, non immaginando nemmeno di possedere il modo aperto che ha il giovane di approcciarsi agli altri, se ne approfittino.

Dopo “un grande inganno” (di che si tratta non si sa, ma non siete curiosi di scoprirlo?), Lazzaro parte alla volta della città per ritrovare Tancredi.

Un film che profuma di grano e arance solo a sentirne parlare. Non oso immaginare cosa significherebbe guardarlo.

1) Tuo, Simon

E dal profumo di arance, al profumo di liceo. Al primo posto della classifica dei film da non perdersi, ecco a voi “Tuo, Simon”, nientepopodimeno che… una storia che parla di omosessualità! Ma sì, sorpresissima, le storie d’amore omossessuali esistono, esistono romanzi young adult che ne parlano, come quello di Becky Albertalli (da cui è tratta l’ora e cinquanta cinematografica diretta da Greg Berlanti), ma anche romanzi meno young e più adult, film, miti greci, di tutto e di più.

Simon è un liceale, segretamente omosessuale. Non ha ancora fatto coming out, ma ha delle conversazioni online con un misterioso ragazzo della scuola, registrato con il nickname “Blue”, anche lui gay, di cui è innamorato.

Un giorno, di fretta, chiude il computer della biblioteca senza disconnettersi dalla sua casella postale, e Martin, un suo compagno di classe, trova le email con Blue. Martin minaccia e ricatta Simon, in cambio vuole conquistare la bellissima Abby, amica del protagonista, che però non ricambia l’interesse del bullo.

Come finirà? Il bello di “Tuo, Simon” è la semplicità. Simon è un ragazzo che sta bene con se stesso e con la sua identità, che non ha problemi, che ama la sua famiglia e i suoi amici. Dovremmo un po’ tutti prendere esempio da lui, e sentirsi a nostro agio con ciò che siamo. Se non ci amiamo noi, chi altro dovrebbe farlo?

Ah, già… Anche questo è uscito il 31 maggio. Sono un’imbrogliona imperdonabile.

Ma tanto lo so, lo guarderete lo stesso.

Elisabetta Spanò

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