Quando la musica unisce: tre generazioni di musicisti alla presentazione di “Istanti”2 min

di L'Obbiettivo

La cerimonia di presentazione dell’album “Istanti”, CD frutto dell’iniziativa “Sanremo Pallido Fiore”; progetto di alternanza scuola lavoro svolto ai Licei “G. Mazzini” di Locri, coordinato dall’artista bovalinese Bruno Panuzzo e dalla professoressa Girolama Polifroni, ha visto come protagonisti gli studenti che hanno partecipato alla registrazione dell’album musicale, ma anche un gruppo di ospiti molto particolare. La musica, che come sappiamo ha avuto sempre un ruolo importante, ha portato nella Locride ben tre generazioni di appassionati. Erano infatti presenti all’evento Giuseppe Pisciuneri, giovane attore protagonista del cortometraggio “Sanremo Pallido Fiore”, Luigi Luppola, presidente dell’Official Beatles Fan Club Pepperland, e Gary Stewart Hurst, tecnico audio famoso per aver ideato il distorsore “Tone Bender” per chitarra, collaboratore dei Beatles.

Tutti e tre hanno vissuto vicende straordinarie, divertenti, collegate alla musica.

Ad esempio, Gary Stewart, durante la sua carriera con i Beatles, rimase chiuso fuori dalla sede della BBC. I ragazzi di Liverpool erano già dentro, e alle porte dell’edificio c’era una barriera di sicurezza insuperabile, al punto che, per rassicurare gli agenti sulla sua identità (siccome non volevano farlo passare) dovette chiedere aiuto al manager della band. C’era stato un problema con il fusibile dell’amplificatore di George Harrison, e Gary dovette sistemarlo usando la carta stagnola dei pacchetti di sigarette. Un’altra volta, ha raccontato, stavano facendo una pausa tè da una signora. La bevanda, mischiata al gusto del bicchiere di polistirolo, aveva un sapore tanto malvagio che George versò il liquido in un vaso di fiori, suscitando l’ira della signora, che iniziò ad urlare.

Gli aneddoti non mancano nemmeno per Luigi Luppola. Nel 1995, il Fan Club ufficiale dei Beatles ha organizzato un evento per i trent’anni dal concerto della band al Teatro Adriano. Nel 1965, il gruppo inglese era ancora oggetto di pregiudizi da parte degli italiani, non era ben visto dalla stampa, tanto che parteciparono più persone all’anniversario che non al concerto che veniva ricordato.

Giuseppe, invece, mentre era alle cascate del Niagara per promuovere Rica, cortometraggio dedicato proprio alla musica dei Beatles, si è fermato a chiacchierare con un gruppo di turisti incuriosito. È l’ennesima prova che la musica non è solo un ritmo canticchiabile, ma rappresenta qualcosa di più profondo. Per Giuseppe è uno strumento di riscatto, il metodo che utilizza la società per esprimersi. Luigi la vede come un rifugio, per chi la scrive e per chi l’ascolta, e ricorda quando, una volta, l’uscita di ogni disco era un evento. Oggi, invece, la situazione è decisamente diversa. Chiunque fa musica, o meglio, impara ad usare AutoTune, e sono pochi i talenti veri. Oggi non si capisce più in che lingua si canta, se è portoghese, spagnolo, inglese, o un miscuglio fra tutte. O almeno così la pensano i tre.

Ma per chi vuole iniziare a fare musica non è tutto perduto. Si consiglia sempre di iniziare dalle basi, di imparare i primi accordi e darsi solo in seguito ai virtuosismi, di cominciare dalla tastiera per poi arrivare alle acrobazie sonore. È importante inoltre costruirsi una cultura musicale, capire quali sono i generi che ci piacciono di più e riuscire a farli nostri, non per copiare ma per ispirarci.

Per concludere, è impressionante come, sotto lo stendardo della musica, e grazie alle iniziative di persone impegnate nel sociale, sia possibile che persone con esperienze e storie molto diverse si ritrovino nello stesso posto, seguendo ancora la medesima passione.

Elisabetta Spanò

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