Mantenere il diritto alla libertà è un dovere per tutti2 min

di L'Obbiettivo

“Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi, Signori, davanti ad una Donna”. – William Shakespeare

Quanti di coloro che stanno leggendo in questo momento posseggono la patente? Forse è una delle cose più scontate della nostra civiltà, il primo desiderio che si avvera per i neodiciottenni, la prima vera forma di libertà alla quale si aspira dopo essere entrati nel fatidico mondo degli adulti. Eppure, uno di quelli che consideriamo un bene banale e sottovalutato, in alcuni paesi può comportare l’arresto. Di cosa sto parlando? Delle cinque attiviste arrestate in Arabia Saudita per essersi battute per il diritto delle donne a guidare.

Si sono ribellate ad una sorta di governo che impone loro il Sistema del Guardiano, secondo il quale una donna debba avere il permesso scritto da parte del padre, del fratello, del marito oppure di qualsiasi altro parente per poter gestire il proprio lavoro, gli affari e dei semplici viaggi. Questo fa sì che le donne abitino in una gabbia costruita dalla loro stessa famiglia, dagli amici, dalla società.

Non c’è modo che loro possano fuggire oppure evadere, poiché questo costituisce la loro normale quotidianità. Ma non tutte sono d’accordo.

Da anni, infatti, attiviste come Loujan Al Hatloun, Eman al Najaf e Aziza Yousef si battono per dare la possibilità alle donne di mettersi al volante nell’unico Paese al mondo con tale divieto.

Ironia della sorte, però, le tre sono state dapprima minacciate e, successivamente, arrestate con l’accusa di alto tradimento nei confronti della propria patria a poco più di un mese dall’abolizione di tale veto. Perché? Beh, semplice! Era impossibile dare il merito di un progresso così grande a delle donne che per anni hanno combattuto per donare la libertà a chi, come loro, non aveva abbastanza forza per urlare e difendere i propri diritti, proprio per questo era necessario che l’attenzione si potesse focalizzare sul governo, affinché quest’ultimo si arricchisse e non fosse preso di mira. Basti pensare che due anni fa Loujan al Hatloun si è trovata rinchiusa in carcere poiché aveva osato guidare la propria auto. La stessa storia si ripete nei confronti delle sue compagne. Eman Al Najaf è scomparsa dai social network sotto le insistenti intimidazioni da parte delle autorità locali e Aziza Yousef, imprenditrice, ha dovuto bloccare la sua attività commerciale proprio per la sua attività politica sgradita.

Mi piace pensare, però, che loro sappiano che il mondo, anche se da lontano, riconosce il loro merito, la loro forza, caparbietà e l’amore dimostrato nei confronti di una missione ben più grande di quanto si possa immaginare.

Mi piace credere che siano consapevoli del fatto che gli sforzi fatti durante gli anni siano serviti ed abbiano costituito un cambiamento immenso in un popolo padrone per loro che hanno semplicemente scelto di difendere la propria libertà.

“Chi è libero dentro è libero ovunque.”

Jole Lorenti

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