Mi piace, non mi piace1 min

di L'Obbiettivo

Pensate agli abitanti d’Europa, toglietene cento milioni e quello che ne rimarrà sarà il numero di profili falsi eliminati da Facebook. Recentemente, il famoso social network ha deciso di mettere fine alla falsità, anzi ai profili falsi presenti nella piattaforma online. La parola “falsità”, potrà sembrare erronea, o fuori luogo, ma è necessaria ad indicare il comportamento “falso” da parte di Facebook nei confronti dei suoi utenti, ossia l’aver venduto dati personali ad un istituto che si occupa di sondaggi e statistiche. Ecco, meglio tardi che mai, era ora che le persone si accorgessero del fatto che i loro dati e ricerche private non sono al sicuro, ma non lo sono mai state, anche prima del caos “Cambridge Analytica”. Perché? Semplice. Siamo così intenti a fotografare, condividere, incorniciare, documentando ogni momento della nostra vita, dimenticando di filtrare il giusto mezzo. I veri colpevoli siamo proprio noi. Noi che ogni volta che ci si presenta l’occasione non vediamo l’ora di postarlo, attendendo parecchi “like”. Perché se così non fosse è inutile dirlo, il contenuto farà schifo. La situazione è una di quelle dove non esiste via d’uscita, se non un lungo corridoio che non fa sempre di più che restringersi. La soluzione? Adottare il giusto mezzo tra i due estremi.

Antonio Panetta

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