L’evoluzione dalla tradizione: riscoprire la fonte di un’informazione2 min

di L'Obbiettivo

L’era digitale, come ormai tutti sappiamo, ha condizionato il nostro modo di vivere, di pensare, di analizzare ciò che accade intorno a noi. Ci chiamano generazione multitasking e, ormai, anche coloro che erano scettici sullo strano mondo d’internet ne sono entrati a fare parte, volente o nolente che sia stata la decisione a noi non è dato saperlo. Ogni giorno veniamo bombardati da migliaia di notizie in tempo reale, le diverse successioni di avvenimenti si prodigano a circumnavigare il nostro pianeta ed in men che non si dica ci troviamo con nuove notifiche sullo smartphone oppure sul computer, rimanendo, così, costantemente aggiornati.

Ci siamo mai chiesti, però, quante delle notizie che ricaviamo siano vere o cosa comporta questo nella professione del giornalista? Facciamo un viaggio a ritroso. Il giornalismo, inteso in un senso profondamente moderno, si sviluppa, così come lo conosciamo noi, intorno agli anni Trenta dell’Ottocento ed è quella disciplina che si appresta a studiare l’evoluzione dei metodi e della trasmissione di una notizia in sé per sé.

Chi si occupa dell’attività giornalistica è quello che, comunemente, viene definito “giornalista”. Il giornalista si occupa, quindi, di scegliere, analizzare e trasmettere le diverse informazioni del globo diramandole e facendole giungere nelle nostre case. Vi starete chiedendo il perché di questo enorme preambolo. Ebbene, è semplice: si sta perdendo la considerazione, oserei dire anche la dignità, di tale lavoro. L’annuncio e l’allarme viene diramato direttamente dal Consiglio Europeo dei Lavoratori. Le fonti di Strasburgo fanno sapere che, lentamente ed inesorabilmente, il lavoro del giornalista si sta, giorno dopo giorno, deteriorando e sgretolando sotto l’incapacità di gestire turni troppo lunghi, orari estenuanti e continue pressioni pubblicitarie che portano, di fatto, ad una minore analisi, e di conseguenza attendibilità, dei fatti che ci vengono trasmessi.

Non si deve sottovalutare neanche che, la figura del giornalista, per moltissimo tempo e tutt’oggi, è stata ed è vittima di continue intimidazioni e soprusi di natura verbale e, spesso, anche fisica, che portano ad un clima “apprensivo” e “timoroso” del lavoratore stesso. Come ci sentiremmo se non fossimo liberi di eseguire il lavoro che amiamo?

Un’altra componente minatoria per la tale professione è la nascita e la diffusione del “freelance”, in parole povere, un soggetto che opera per terze parti, come testate giornalistiche, blog e notiziari, senza, però, intrattenere alcun tipo di forzatura contrattuale con quest’ultimi.

In soccorso, e per prevenire, questa problematica, si è mossa l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, al fine di mirare concretamente delle richieste e le conseguenti soluzioni che possano arrivare a capo del problema.

Le proposte posse in essere consistono in interventi efficienti che possano garantire l’incolumità psico-fisica del giornalista, perché sì, non è da sottovalutare neanche il dramma psicologico sottoposto ad i professionisti in questione, ed in secondo luogo delle leggi che prevedano delle sanzioni e, in base alla gravità del caso la detenzione, per la diffamazione. Così la responsabilità del giornalista sarebbe nulla anche di fronte all’inaccuratezza di determinate fonti e notizie diffuse, ovviamente solo nel momento in cui è possibile dimostrare concretamente che non si era a conoscenza di alcune dinamiche e discrepanze nei fatti.

Come ultima tappa, l’Assemblea esprime il desiderio di diramare nuove forme di profitto per i media tradizionali, ricavate proprio dai motori di ricerca e dalle società pubblicitarie.

Basterà questo a fermare la disgregazione di uno dei lavori più antichi del mondo?

Staremo a vedere!

Jole Lorenti

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