Il bracciale della discordia

Da qualche giorno si (s)parla di questo brevetto depositato da Amazon, ma cosa sono veramente i braccialetti ad ultrasuoni e cosa c’è oltre il polverone?

In poche parole questo strumento al polso dei dipendenti guida la mano verso il giusto prodotto da prendere su uno scaffale, direzionandola come un pezzo su una scacchiera e segnalando se l’oggetto è quello corretto.

I braccialetti permetterebbero dunque di individuare il giusto pacco senza l’ausilio di tablet e scanner palmari, abbrevierebbero i tempi e ridurrebbero gli errori. Ovviamente investire sull’efficienza non è sbagliato di per sé, ma allora da cosa nasce la polemica?

Teoricamente il mini–computer della discordia, conoscendo la posizione della mano, potrebbe monitorare le prestazioni del lavoratore e la sua velocità nell’eseguire i compiti assegnati, anche se l’azienda dichiara che l’intento è solo quello di migliorare e facilitare il lavoro.

Saremo noi ad esser diventati paranoici? Forse, ma certamente non ci mancano le ragioni dato che Amazon ci ha ormai abituato a vedere i suoi centri di spedizione come delle catene di lavoro stile ‘800 con l’ossessione della produttività e controlli persino sulle pause bagno.

Nicola Varacalli

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