Spagna – una capsula del tempo nelle natiche di Gesù

di L'Obbiettivo

Facciamo un gioco: sei un cappellano spagnolo nella seconda metà del Settecento. Ad un tratto ti viene in mente che prima o poi morirai, e con te tutti quelli che conosci. Qualcosa nell’aria ti fa pensare che la Catalogna fra un paio di secoli farà di tutto per riavere l’indipendenza. Ti rendi conto che l’Inquisizione finirà, forse, e che tutte le sue atrocità capitomboleranno nel dimenticatoio. Cosa fai?

Joaquín Mínguez, cappellano della cattedrale di Burgo de Osma nel 1777, decide di scrivere un sorta di cronaca sulla vita in Spagna di quel periodo. Parla dell’economia, dell’agricoltura e della produzione del vino, dell’autore della statua (Manuel Bal), della febbre tifoidea che dilaga nel villaggio (e di come nonostante ciò tutti si divertano lo stesso), del clima politico della Spagna sotto Carlo III e dell’Inquisizione. Firma le lettere così ricche di argomenti e arriva al momento cruciale. “Come le faccio arrivare nel 2017?”. Joaquín è colto dal panico, vorrebbe tanto che queste lettere arrivino a noi. Pensa e ripensa…Il lampo di genio: la statua. La faccia scolpita di Gesù lo guarda con un misto di sconcerto e sconforto. Il cappellano cerca una parte cava della statua, dove le sue epistole possono rimanere al sicuro. Ed eccola. Con una certa solennità poggia i fogli nella cavità all’altezza delle natiche del Messia. Infine, la statua viene richiusa.

Ovviamente questa è la versione romanzata, non sarà andata esattamente così, ma le lettere sono rimaste lì, in quel posto imbarazzante, fino ad oggi. Dopo duecento anni la statua (che appartiene alla chiesa di St. Águeda) iniziava a cedere, così il gruppo “Da Vinci Restauro”, che ha sede a Madrid, ha preso in carico la scultura. Quando l’hanno sollevata per poggiarla sul tavolo da lavoro si sono resi conto che al suo interno c’era qualcosa. Hanno rimosso un tassello della statua intagliato nella veste e… sorpresa! Riecco i fogli di Joaquín, coperti dalla sua elegante grafia. Le lettere sono state spedite all’arcivescovato di Burgos, mentre una loro copia è stata reinserita nella statua, così da rispettare le volontà del cappellano. Ed ecco, signori, come doniamo l’immortalità a qualcosa. Quelle lettere, quelle parole, le frasi di una vita lontana dal nostro tempo, sono arrivate fino a noi intatte, indelebili sui fogli giallastri, resistenti e forti. Ed ecco come far sì che dopo duecento anni le persone sappiano come si divertivano gli spagnoli nonostante le epidemie. Una magia, un miracolo. Tutto ciò nelle natiche di Gesù.

Link alla fonte (nationalgeographic.it).

Elisabetta Spanò