Quando i numeri ingannano…

Viviamo il presente attraverso lo schermo di un cellulare e ci convinciamo che il mondo sia fatto di post e condivisioni; Osserviamo il mondo attraverso una macchina fotografica pensando che un ricordo sia molto meglio di un momento; Preferiamo ignorare la realtà e persuaderci che, tutto questo disordine, non sia altro che un modo diverso di leggere le cose. Quanti likes? Numeri. Quante visualizzazioni? Numeri. Quanti abbracci?
Viviamo in una società nella quale gli strumenti principali per mettere ordine nella nostra stessa mente sono i numeri. O meglio, le probabilità che deduciamo da essi.
Oggi si fa così, oggi la verità non la sceglie più nessuno. Immaginiamo di essere ad una competizione sportiva. Abbiamo calcolato tutto: tecniche, distanze, grafici di campo… Ebbene, siamo davvero sicuri di non commettere alcun errore? Partiamo per un lungo viaggio: siamo sicuri dei nostri numeri? E dovesse succedere un incidente? La nostra vita non può basarsi su certezze. A dirlo è l’assioma di Murphy: per quanto qualcosa possa essere difficilmente attuabile, in un infinito numero di occasioni essa finirà per verificarsi. Siamo nel “crepuscolo delle probabilità”, dicono i filosofi. La scienza è dettata dal caso, non dalle regole. E, dunque, quanta probabilità c’è che i nostri numeri siano totalmente sbagliati?
Certo, comprendere i numeri è facile, semplicemente perché hanno un solo significato. I numeri, per quanto infiniti possano essere, sono e saranno sempre prevedibili. Tutti i grandi scienziati del mondo sono legati almeno solo dalla concezione che l’universo sia traducibile in numeri. Eppure, sorprendentemente, dopo pagine di conti si arriva ad un numero finale che è pur sempre un valore intermedio e ci si domanda se è tanto o poco, giusto o sbagliato. Sono le parole a creare una corrispondenza fra il nostro meccanismo mentale e i numeri che ci circondano. Il termine stesso di un numero matematico designa la sua concezione predominante nella nostra cultura a modello di spiegazione di tutta la realtà fisica che contiene. Un numero non è mai solamente un numero. E ciò che contiene sono certamente parole. Proprio come sono le parole a renderlo reale.
Che arte è quella di ascoltare la natura? Che arte è quella di guardarsi negli occhi e stringersi la mano? La matematica non funziona nella vita reale, i teoremi non risolvono alcun problema. È solo qualcosa di astratto nel quale l’uomo cerca rifugio, consapevole della propria impotenza.
La matematica è rassicurante, sembra tutto perfetto, tutto sotto controllo. Ma non è così nella vita. La vita è molto di più, la vita è molto più bella. Basta saper non perdere l’equilibrio, in fondo. Il linguaggio della natura è la matematica ma il mondo va vissuto non studiato: quanto è bello un tramonto? E il confine del mare quando si scontra con il cielo?
E quanto vale lo sguardo della persona che ami?
E se un numero moltiplicato per zero fa sempre zero, dimmi, quanto vale un numero fine a stesso?
Jessica Mandorla

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