L’urlo della Catalogna

Si è espresso il voto per l’indipendenza della Catalogna, ma pochi al di fuori della Spagna conoscono la ragione del movimento.

Qualcuno sostiene che di fondo ci siano ragioni culturali, infatti la lingua di Barcellona è il catalano, ma oltre ad essa le differenze si diradano tanto è vero che l’unione della Spagna ha le sue origini nel XII secolo e nei fatti comincia proprio dalla Catalogna e dall’Aragona nel XV secolo. Alla fine i dibattiti sull’argomento tendono a restringersi nelle mura universitarie, lontane dalla gente.

I veri argomenti sono principalmente economici, la Catalogna è una delle più ricche comunità autonome (che corrispondono alle nostre regioni) della Spagna insieme a Madrid e lamenta un deficit tra tassazione e servizi dell’8%, anche se altri dati la attestano al 2%. Vorrebbe gestire totalmente le sue risorse, nonostante su queste abbia già un’ampia autonomia, credendo che sarebbe capace di reggersi in piedi da sola.

La legge spagnola non contempla la secessione e il diritto internazionale sancisce il diritto all’autodeterminazione solo in caso di occupazione militare o coloniale. Inoltre la costituzione prevede che i referendum più importanti debbano essere indetti dal parlamento spagnolo e non da leggi di strutture politiche locali, inoltre quella in questione è stata giudicata illegale perché “approvata” nonostante non avesse ottenuto i 2/3 dei voti del parlamento catalano necessari e l’indispensabile approvazione del Consell de Garanties Estatutàries. Inoltre una legge ordinaria non può essere anteposta allo “Statuto di Autonomia” o alla costituzione.

Il governo spagnolo, data la violazione della legge, ha inviato 10000 uomini della polizia nazionale, anche perché le forze dell’ordine locali non hanno eseguito gli ordini. 300 seggi sono stati chiusi, in più di 2000 si è comunque votato.

Come era prevedibile il SÌ per l’indipendenza ha stravinto, difatti gli unionisti non si sono recati alle urne considerando il referendum illegale ed è per questo che i votanti non hanno raggiunto neppure il 50% degli aventi diritto.

Per gli indipendentisti è ora di festa, mentre il presidente Rajoy dichiara “non c’è stato nessun referendum, ma una messa in scena”.

Cosa rimane? Inconcepibile violenza da parte della forza dell’ordine, circa 800 civili inermi rimasti feriti e un grande caos che si accinge a sconvolgere la Spagna.

Nonostante l’esigua porzione di popolazione votante e l’incostituzionalità dell’accaduto i politici catalani sembrano vedere solo la falsata vittoria e decisi continuano a puntare all’indipendenza che dicono dichiareranno a breve.

Intanto il governo si apre al dialogo, ma si dice pronto ad usare anche “tutta la forza della legge” riferendosi all’articolo 155 che permetterebbe di sospendere l’autonomia catalana.

Vedremo come gli eventi si evolveranno.

Nicola Varacalli

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