Caro nemico

Chi sei tu, caro nemico, così lontano da me? Ti guardo, in quegli occhi duri buttati dentro ai miei. Li fisso, inerme, aspettando il litigio che la tua fazione e la mia bramano con ansia.
Vedo le tue iridi nascondersi dietro le ciglia lunghe.
Tu sei il mio nemico, ma cos’altro?
Quante volte quegli occhi duri si sono posati sulla cintura di Orione, nelle notti estive? Quante volte hanno scrutato impavidi il viso della persona che ami, quando ancora non conosceva la natura dei tuoi sentimenti?
E quelle mani, che tieni nelle tasche, probabilmente stringono un rosario o una pistola: quante carezze hanno dato quelle mani? Quali capelli hanno intrecciato, quante lettere hanno scritto?
E quelle labbra, che tremano tiepide, preoccupate dal confronto: non mi importa più del loro colore, o di quali labbra hanno baciato.
Mi importano le parole d’amore che hanno partorito, i sorrisi che hanno donato, le volte che si sono contratte per uno spasmo di pianto.
Immobile, davanti a me, aspetti che ti attacchino, sai già come difenderti.
Quante persone ti hanno deluso per formare quella fredda corazza intorno alla tua anima?
Ti immagino, nemico, mentre ascolti la tua canzone preferita, e per un solo istante la luce sbuca dallo scrigno ben chiuso che nascondi a tutti.
Ti vedo mentre coccoli il tuo animale domestico, mentre canticchi un motivetto, mentre fai l’amore, e ti innamori, e sei deluso, e piangi, e ridi, e ti senti morire.
E forse l’hai visto anche tu, in me, caro nemico, perché ora non sei più tanto duro nello sguardo.
Ho sbagliato, caro nemico, a dare per scontato che tu fossi mio nemico e basta.
Perché anche tu, prima di ogni cosa, sei umano.
Elisabetta Spanò

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