Scuole aperte d’estate? Lettera aperta al Ministro Fedeli

Onorevole Signor Ministro Fedeli,

mi perdoni se La annoio con questa mia. Sono uno studente calabrese, frequento il liceo scientifico “Zaleuco” di Locri e ho appena terminato il terzo anno di studi.

Signor Ministro, appena uscito da scuola, l’ultimo giorno delle lezioni, ho notato tra le notizie quotidiane un articolo de La Stampa riguardo la Sua innovativa e lungimirante proposta di mantenere le scuole aperte anche durante l’estate. Credo che Lei possa immaginare la gioia, che ancora m’inebria, provata in quel momento, nel venire a sapere che queste del 2017 potrebbero essere le mie ultime vacanze estive.

È da qualche anno che la scuola italiana freme, e se mi permetto di scriverLe è perché, proprio a scuola, mi hanno insegnato a dire rispettosamente ciò che penso. Quindi non posso fare a meno di parlare della mia esperienza di studente.

Nonostante le copiose polemiche, non metto in dubbio le potenzialità della Buona Scuola e le buone intenzioni del Governo precedente, e quella che segue è la mia opinione riguardo l’aspetto che mi è più vicino; lascio a chi ha più esperienza di me le polemiche sulla gestione aziendale della scuola o sulle assunzioni.

Quest’anno, con l’alternanza scuola–lavoro, ho avuto la mia prima vera esperienza lavorativa; ho riscontrato che, nel caso di un liceo scientifico (mi permetto quindi di ampliare il discorso a tutti i licei), sebbene l’alternanza abbia una sua utilità teorica, nella pratica rischia di risolversi in qualcosa di poco produttivo e, ancor peggio, di diventare semplicemente una letale combinazione di “scuola più lavoro”. Del resto, è difficile che si verifichi diversamente: ogni studente ha diversi impegni didattici e personali prioritari rispetto all’alternanza e, in secondo luogo, l’obiettivo del liceo non è l’inserimento nel mondo del lavoro, bensì l’apprendimento delle conoscenze e del metodo di studio necessari ad affrontare un più complesso studio universitario.

Ora dal Ministero dell’Istruzione ci proponete una nuova frontiera: la scuola estiva. Ritengo, un po’ presuntuosamente, che il mio parere in merito a questa brillante idea sia condiviso dai miei “colleghi” italiani. Ho letto che molti genitori Le hanno scritto chiedendoLe aiuto, proponendo di mantenere le scuole aperte anche d’estate, riproponendo una questione che da diversi anni ogni tanto fa capolino e si ripresenta. È un fatto che nella mia breve ma intensa esperienza ho spesso constatato: i genitori, talvolta, confondono la scuola con un “parcheggio” per i propri figli. Gli stessi genitori che forse si intromettono nelle questioni didattiche più del lecito. Spero sia concessa all’opinione di uno studente almeno la stessa considerazione data a quella dei docenti, che difatti sono già stati esclusi da questo pionieristico progetto. Le scrivo chiaramente ciò che penso: la scuola estiva, senza insegnanti per giunta, manca della sua funzione primaria, l’apprendimento, ed è un mero “parcheggio” per bambini e ragazzi.

Non sono uno statista, ma trovo che l’idea di una scuola senza fine (o quasi) sia dispersiva e controproducente, per diverse ragioni. Non metto in dubbio l’efficacia e le potenzialità dei progetti previsti per la scuola estiva; tuttavia sono scettico riguardo il loro compimento secondo gli obiettivi formativi prestabiliti. Per quale motivo? Innanzitutto perché la nostra penisola, da Nord a Sud, è invasa dal caldo, che già da solo basterebbe ad annientare la volontà anche di chi volesse rimanere a scuola a metà luglio. In secondo luogo, un carico didattico così ampiamente distribuito durante l’anno riduce l’attenzione, la qualità della capacità di apprendimento e di conseguenza la volontà di apprendere. E cosa dire del ragazzo, che viene prima dello studente? Quando potrà dedicarsi alla propria persona, ai propri hobby, alle letture preferite, alle proprie passioni? Quando potrà esprimere il proprio estro? Lo farà a scuola, tra un manuale e l’altro, con gli ennesimi progetti extracurriculari? È giusto che dopo otto mesi di scuola, seduto sempre allo stesso banco della stessa aula, lo studente, quindi il ragazzo, debba dedicarsi a se stesso, rilassarsi e coltivare le proprie passioni durante le vacanze, per affrontare vigorosamente il nuovo anno scolastico con serenità.

Non vorrei essere frainteso, Signor Ministro; non voglio rendere l’idea di uno studente nullafacente che va a scuola solo perché deve e aspetta con ansia le vacanze estive solamente per fare baldoria. Sono appassionato di informatica anche se le mie conoscenze (da autodidatta) sono molto limitate. Amo leggere, scrivere e suonare il piano. Ho condiviso l’attesa di queste vacanze estive con i miei compagni per potermi dedicare alle mie passioni e trascorrere del tempo con parenti ed amici, perché durante il periodo scolastico, non sempre è possibile.

Spero di non averLa annoiata. Nel salutarLa cordialmente, le auguro una carriera sempre più brillante e serena. Buon lavoro, Signor Ministro.

Luca Matteo Rodinò

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