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L’Italia altruista

Da anni si parla di migranti che si spostano dalle coste africane a quelle italiane, specialmente siciliane e calabresi. Gli ultimi sbarchi si sono registrati a Corigliano Calabro dove sono arrivati 635 migranti (70 i bambini, quasi tutti non accompagnati) a bordo della nave “Vos Hestia” di Save the Children dove era attesa la nave del Moas con 32 cadaveri e dove è giunto il pattugliatore della Marina militare inglese “Protector”, con a bordo 280 persone, dirottato da Brindisi. Aggiungiamo la nave “Hamal Napoli”, un mercantile italiano con a bordo 250 migranti e una nave approdata nel porto vibonese con a bordo 560 persone.

L’Italia si trova divisa tra chi vorrebbe non dare più aiuti a questa gente, adottando una politica migratoria come quella spagnolo e chiudendo le frontiere, e chi invece vorrebbe proseguire sulla via dell’accoglienza. In effetti il comportamento dell’Italia dal punto di vista etico è giusto (rispetto a quello di altri stati come la Spagna) ma un flusso così vasto di migranti non può essere gestito da un solo stato, che si ritrova così ad avere un surplus di migranti con nessuna possibilità di dargli un vero e proprio aiuto. Perciò dovrebbe essere l’Europa ad offrire il proprio aiuto facendo sì che questi migranti possano passare in altri stati così da diminuire il surplus italiano, cosa che però non succede visto che molti stati chiudono le frontiere, lasciando i migranti in Italia. In sintesi questi flussi migratori potrebbero portare anche benefici all’Italia come ad esempio maggiore manodopera, ma non a questi ritmi che l’Italia, da sola, non può riuscire a sostenere.

Francesco Pelle

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