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WikiLeaks svela il malware Hive

WikiLeaks nella raccolta di documenti Vault 7 pubblica alcune informazioni che rivelano l’esistenza di “Hive”, un software che permette alla CIA di infettare e spiare qualunque computer o dispositivo analogo senza quasi lasciare traccia. Quasi, perché oltre all’agenzia di Assange, degli attacchi di “Hive” se ne era accorta anche la Symantec, rinomata azienda di sicurezza informatica, che non riusciva però a individuare l’identità degli hacker, anche se aveva scoperto che gli orari degli attacchi erano tipici orari occidentali di ufficio.

I dettagli pubblicati da WikiLeaks non sono sufficienti a replicare il malware, quindi non ci sono pericoli che organizzazioni criminali ne vengano in possesso, anzi viene facilitato il lavoro degli antivirus che si armeranno contro “Hive” e simili.

In realtà non sembra esserci nessuna grande novità, un’agenzia di spionaggio che spia e WikiLeaks che ne rivela i segreti, ma è chiaro che questa volta non è come le altre, stavolta non sono solo i paladini della verità che tentano di abbattere l’ingiusto Golia. E l’America l’ha capito bene, altrimenti non avrebbe altra giustificazione il goffo attacco di Mike Pompeo, direttore della CIA, che accusa l’organizzazione di Assange di essere una intelligence ostile, e il suo creatore un ciarlatano e codardo.

Se inizialmente Assange sembrava essere favorevole, a Trump i rapporti sono rapidamente degenerati col crescere della tensione tra USA e Russia. In effetti, almeno apparentemente, sembra difficile negare legami tra WikiLeaks e il Cremlino basandosi su eventi passati; basti pensare che la Russia non è sostanzialmente mai stata oggetto di pubblicazioni scomode. E ora che Trump sta mostrando i danni che il suo inferocito volto può causare, è giunto il momento di attaccarlo, anche solo per disperdere le forze della sua amministrazione su più fronti, sperando che possa riflettere sui vantaggi della diplomazia.
Nicola Varacalli

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