Dal Mondo

Offensivo, Arabia Saudita nella commissione ONU a tutela delle donne

Si tenta di essere pragmatici, di dominare le emozioni per meglio analizzare la realtà, ma talvolta arriva un momento in cui indignarsi diventa una reazione inevitabile ed edulcorare l’amarezza una ipocrisia capace di distruggere la nostra identità. L’Arabia Saudita è da poco stata eletta come nuovo paese della commissione per i diritti delle donne dell’ONU, sembrava un “fake” e invece è la decadenza pura, pronta a mostrarsi in tutta la sua bruttura. Pensate che l’ONU stesso aveva classificato questo paese agli ultimi posti per la parità di genere (e infatti nell’ultimo Forum Economico Mondiale è risultato il 141esimo su 144).

Un paese in cui alle donne è categoricamente vietato guidare e uscire da sole, nonché fare qualsiasi attività senza l’autorizzazione di un tutore di sesso maschile, non è degno di esprimersi in alcun modo su questioni di genere; quello che ne risulta è un oltraggio intollerabile, irrispettoso di un percorso arduo verso la parità, fino ad oggi compiuto in modo molto parziale e con grandi difficoltà.

L’ex premier neozelandese Helen Clark ha scelto di spezzare una lancia a favore dell’Arabia Saudita sostenendo che essa sta facendo dei progressi. Se il riferimento è diretto, come sembra, alla nascita del Qassim Girls Council (Consiglio delle Ragazze di Qassim) la dichiarazione assume tratti tragicomici considerando che questo consiglio è formato solo da uomini.

C’è da dire che l’evento non è nuovo, già nel 2015 un ambasciatore saudita era stato eletto presidente del comitato consultivo del Consiglio ONU per i diritti umani, nonostante nel suo paese questi vengano violati sistematicamente. Stiamo assistendo ad una veloce svendita dei valori, che più di ogni altra cosa dovremmo tenerci stretti, ma che sembrano diventare infinitesimamente piccoli dinnanzi ad un’unica virtù moderna, il denaro, in questo caso per la precisione alla sua forma nota come petrolio.

Non dobbiamo permettere che notizie come questa passino inosservate; dobbiamo conosceredobbiamo diffonderedobbiamo indignarci.

 

Nicola Varacalli

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