Trasporti

L’aeroporto di Reggio Calabria è veramente necessario?

A questa domanda si può rispondere tranquillamente con un secco no per motivi che saranno ora esposti nelle righe seguenti. Nelle ultime settimane si é parlato molto riguardo il possibile addio di Alitalia all’aeroporto di Reggio Calabria, dove sarebbe rimasta solo la compagnia aerea Ryanair, se questo fosse successo. Ma Alitalia è tornata a garantire i propri voli da e verso l’aeroporto di Reggio Calabria. Dopo la decisione di chiudere i voli sullo scalo per via delle perdite di circa sei milioni di euro all’anno (mica noccioline), la compagnia ci ha ripensato durante una riunione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal 30 marzo gli aerei tricolore sono tornati all’aeroporto Tito Minniti di Reggio Calabria. Però per quanto possa essere comodo e appagante possedere uno scalo vicino casa, non si può di certo nascondere il fatto che tre, ben tre aeroporti, per una regione tanto sotto sviluppata come la Calabria sono di gran peso per le casse regionali, comunali e per la stessa Alitalia (nel caso specifico di Reggio), che negli ultimi anni è andata sempre più degradando fino all’attuale e disastrosa situazione finanziaria. Tra gli scali attualmente attivi sulla regione (Reggio Calabria, Crotone e Lamezia Terme) l’unico degno di continuare l’attività e di essere considerato veramente come aeroporto efficiente è quello di Lamezia Terme. Uno dei motivi per cui gli scali di Reggio Calabria e Crotone dovrebbero essere chiusi, o per lo meno adibiti a scopi privati come plausibili scuole di volo, è dato dalla distanza che separa le due città da quella di Lamezia: entrambe distano 118 km (km più, km meno) da quest’ultima. Di conseguenza la locazione è ideale, e non solo tenendo conto dei due aeroporti, ma anche della sua posizione, prendendo in esame la geografia dell’intera regione. Chiaramente per ovviare al problema delle distanze basterebbe che le linee ferroviarie siano messe a nuovo.
Ma tornando allo scalo di Reggio, un’aggravante che si aggiunge all’argomento qui trattato è riferito alla pista: l’attuale categoria C del Tito Minniti comporta un aggravio di costi di formazione dei piloti, portati a manovre lunghe e complicate, e degli equipaggi, ma soprattutto limita le compagnie aeree nell’utilizzo di particolari tipi di aerei. Detto ciò: che senso ha destinare tanti soldi per un aeroporto se poi non c’è un ritorno economico consistente o quanto meno esistente? L’unico modo per risolvere questo enorme punto interrogativo è puntare sul turismo: è un peccato che una regione così bella dal punto di vista geofisico, culturale e archeologico non sia valorizzata e portata a livelli che potrebbero tranquillamente superare la California (forse esagero, o forse no). Se ci fosse un alto numero di turisti che viaggiano e che vengono in Calabria a spendere i propri soldi ben vengano tali spese, e magari ulteriori miglioramenti per tali aeroporti. Come farà quindi Reggio, come farà tutta la Calabria a rendersi visibile? Non si potrebbero innanzitutto riordinare i mezzi di trasporto primari come le ferrovie della regione?
Francesco Frisina

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