La nuova maturità: una scuola troppo buona?

Grandi novità si prospettano per chi, come il sottoscritto, nel 2019 dovrà affrontare l’esame di maturità. La riforma Renzi – Giannini, che ancora deve passare al vaglio del Parlamento, apporterà all’esame di stato alcune modifiche significative su molti punti. La novità più eclatante, che ha fatto tirare una boccata d’aria a tutti gli studenti interessati, compreso lo scrivente, riguarda senza dubbio l’abolizione della terza prova scritta (il cosiddetto quizzone) che ridurrà a due il numero delle prove d’esame; più importanza ai crediti formativi, accumulabili dagli studenti durante tutto il triennio, mentre l’introduzione di una terza prova invalsi in lingua inglese non spaventa affatto poiché non concorrerà alla valutazione finale, che peraltro resta in centesimi, bensì all’ammissione agli esami.

E proprio i criteri che riguardano l’ammissione alle prove di maturità previsti dalla riforma sono stati oggetto di pesanti polemiche, non tanto da parte degli studenti direttamente interessati (che peraltro non avrebbero motivo di lamentarsi, visto che non possono che trarre giovamento dalle proposte della riforma), quanto da parte di genitori indignati e, ovviamente, studenti che faranno esami alla vecchia maniera. Per essere ammessi agli esami di Stato, infatti, non sarà più necessario avere la sufficienza in tutte le materie, basterà avere la media del sei, a cui contribuirà anche il voto di condotta. Insomma, basterà avere 8 in comportamento e 9 in educazione fisica per dormire sonni tranquilli.

Ma i cambiamenti (e quindi le polemiche) non finiscono qui. Altro punto della riforma fortemente dibattuto in questi giorni è l’abolizione, per quanto riguarda la prova orale, della classica tesina, che dovrà fare spazio ad una relazione sull’esperienza dell’alternanza scuola–lavoro. C’è chi storce il naso, non condividendo un sistema che si alleggerisce ogni anno di più, e chi invece è favorevole alla riforma.

È inevitabile non riscontrare almeno ad un primo impatto un chiaro intento, da parte del consiglio dei ministri, di facilitare e rendere più fattibile quello che è da sempre l’incubo di ogni studente; questo non può che allietare i futuri maturandi, anche se auspichiamo delle modifiche necessarie per restituire un po’ di autorità ad un sistema che ora più che mai tende a chiudere entrambi gli occhi.
Giuseppe Galluzzo

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